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La penna uccide

Quando dissi a mia madre che volevo fare lo scrittore pianse. Era una mattina d’autunno, ma poteva essere anche un pomeriggio dalla luce bianca, e stavamo seduti al tavolo della cucina. Lei si era alzata per un attimo, e io le dissi col capo leggermente chino che avrei abbandonato quella che sembrava essere una promettente carriera nel campo delle scienze psicologiche per darmi esclusivamente alla scrittura. Avevo 23 anni. Pianse, e tra i singhiozzi e le dita umide mi chiese perché, perché volevo morire in un modo così infame.

Scala Paradiso - 1

Tra terra e cielo

bruno fornara

Utopia distopia ucronia: disfunzioni del tempo. O anche: tempi e luoghi mai visti, immaginati, possibili solo nelle narrazioni, al cinema, nei romanzi. I film di questo tipo tendono ad essere pessimisti: deserti post-guerre mondiali o galattiche, virus e pandemie (Cronenberg), scienziati pazzi, esseri mostruosi, distruzioni, catastrofi.

Andiamo controcorrente. Lasciamo da parte la prospettiva negativa, visti i tempi. Pensiamo positivo. Ci sono film che immaginano lontani mondi futuri o passati, positivi e accoglienti. Un film – che amo troppo – è Scala al paradiso, tit. or. Matter of Life and Death, regia di coppia di Michael Powell ed Emeric Pressburger (1946, UK). P&P hanno lavorato insieme per un lungo periodo con risultati splendidi, si definivano The Archers. Consiglio caldamente Duello a Berlino (The Life and Death of Colonel Blimp), Narciso nero (Black Narcissus), Scarpette rosse (The Red Shoes), I racconti di Hoffmann (The Tales of Hoffmann), fino a un film diretto dal solo Powell, L’occhio che uccide (Peeping Tom, 1960), uno dei grandi capolavori dell’horror, un orrore interiore, familiare e cinematografico (il protagonista lavora in una troupe).

Scala al paradiso è una storia d’amore che comincia in guerra. Un bombardiere torna dalla Germania nazista, arriva sulla costa inglese, l’aereo è in fiamme, il pilota è in contatto con la torre di controllo, parla con una giovane donna dall’accento americano, colpo di fulmine, basta quel (magnifico) dialogo per farli innamorare, lui si butta dall’aereo senza paracadute, cade su una spiaggia, si rialza: e il film entra in una zona fantastica, gentile, molto bizzarra. Infinite sorprese: su una duna un pastorello nudo suona un flauto, la ragazza passa in bicicletta, stacco e siamo in paradiso, un paradiso burocratico e meccanicistico, in bianco e nero (mentre la terra è a colori), arrivano alla reception gli aviatori morti, non quel pilota. E avanti così sul filo di una felice utopia. Bisogna mandare qualcuno a recuperarlo. Chi? Un francese ghigliottinato durante la Rivoluzione. Ci sono poi una partita di pingpong immobilizzata di colpo, la scala mobile per il paradiso, un processo, un’operazione chirurgica. Si respira dappertutto un umorismo metafisico, una inventività favolosa e favolistica, una completa libertà unita a una sfacciataggine notevole: e il trionfo dell’amore. Film smisurato come tanti P&P, astuto, inventivo. Utopico.

Guardatevi i film di P&P, più L’occhio che uccide del solo primo P.

Cop-Vanni

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