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Judith

Cosa sarebbe successo se Shakespeare avesse avuto una sorella, una Judith Shakespeare per esempio, con il suo stesso eccezionale talento? Se lo domandava in “Una stanza tutta per sé” Virginia Woolf, concludendo che gli ostacoli al fiorire di quel genio sarebbero stati così tanti da portarla alla follia. Ancora poco più di cent’anni fa, la donna scrittrice era oggetto di ostracismo e derisione, e solo in tempi relativamente recenti questi ostacoli sono andati svanendo.

Ma anche dove qualche Judith ci sia stata, la sua opera, molto spesso, è stata dimenticata. L’apporto delle donne alla letteratura non sembra sufficientemente riconosciuto, e trova nel nostro canone letterario uno spazio piuttosto limitato. La consapevolezza di quest’assenza è oggi più forte che mai: a noi il compito di colmare il vuoto.

I concorsi letterari premiano poche donne, in tutti i sensi. Secondo uno studio del 2015, non solo gli scrittori vincono più delle scrittrici, ma perfino i personaggi femminili sembrano penalizzati. I tempi cambiano, il mondo va avanti, ma l’idea che la letteratura fatta dagli uomini sia universale, mentre quella fatta da donne sia “per le donne” sembra dura a morire. Difficile a credersi? Chiedete a Isabel Allende: “gli uomini mi dicono che non leggono libri scritti da donne”, racconta in un’intervista. Ritrovare uno spazio per le donne nella grande letteratura non è solo un esercizio storiografico, ma un passo fondamentale per ottenere riconoscimento nel presente. 

Certo, senza dubbio è molto facile cadere nella trappola della polemica sterile e dei luoghi comuni; per questo motivo vorremo lanciarvi una sfida concreta: date uno sguardo veloce nella vostra libreria, quanti testi portano una firma di donna? Vi sembra una proporzione equilibrata? Se la risposta è no, forse questa rubrica potrebbe offrirvi prospettive differenti.

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