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#Il Silenzio

0.00

Le silence eternel de ces
espaces enfinite m’effraie

Pascal, Penseé

 

Io sono nessuno.
Quando apro e quando chiudo gli occhi vedo cose diverse.
Da aperti: l’ordine confuso. Da chiusi: la nuvola della soluzione.
Ma io sono nessuno.

Quando mi chiesero qualche anno fa, conseguentemente a un concorso letterario, di scrivere per una rivista, domandai di cosa dovessi scrivere. Loro risposero che andava bene tutto, o che tutto sarebbe andato bene. D’accordo, risposi io. Allora mi misi nel mio angolo e scrissi un articolo colto dal furore (nella mia testa volevo costruire, e sentivo crepitare, una materia che riassumesse tutti gli articoli che un giorno avrei scritto). Lo chiamai articolo 0.00. Un nome idiota, lo so, ma ero giovane e pensavo ancora che si potesse cambiare il mondo con la poesia o con la prosa.

L’articolo 0.00 non lo proposi nemmeno. Rimase muto, da qualche parte del mio computer e della mia memoria, a fare il suo vero lavoro. Una volta finito mi misi a scrivere la semplice recensione di un libro che in effetti non era nemmeno male, ma che mi costò così tanta fatica da decidere di non ripetere l’esperienza, o perlomeno che per quella rivista non ne valeva di certo la pena.
Non riporterò qui di cosa parlava per intero l’articolo 0.00. Certe cose è meglio che rimangano nei fondali degli archivi. Però, quell’articolo, c’entrava in qualche modo con il tema di questo mese.
Il silenzio.

Alcune delle tesi riportate dall’articolo 0.00, (commentate qua e là dai poeti, pittori, scrittori, attori, pensatori di ogni nazionalità, che ne entrarono in contatto e che mantennero il segreto) parlano di come il silenzio sia, o sia stato, lo strumento principale di ogni narrazione, discorso, espressione, paura, aspettativa, linea editoriale di successo o d’oblio, scioglimento dei ghiacciai o crescita d’osso. Fin qui niente di nuovo. Ma il silenzio, oltre a essere la forma principale di ogni spazio, il contraltare o l’incisione in acquaforte del medesimo, è senza ombra di dubbio la grande mancanza dell’attuale. Anche fin qui niente di nuovo. Però, nelle parole di quell’articolo, da qualche parte, era compresa la grande ricchezza dell’archivio in solitudine, (citavo un famoso scrittore italiano che parlava di città Spagnole, di calcio, e mari, che diceva che aprire i propri archivi per troppo tempo fa perdere alcune coordinate interiori che per alcuni sono necessarie per navigare, per orientarsi, per vivere).

C’era, in quell’articolo, la grande ricchezza del vuoto, del silenzio, dell’inespressivo. Il fatto che, i valori, a volte, non siano davvero quelli che ci sono raccontati, ma che se ne stiano da un’altra parte, una parte più antica, una parte che racconta di mirabili poeti troiani (Poeti troiani/più nulla di quello che poteva essere vostro esiste/né templi né giardini/né poesia/siate liberi/mirabili poeti troiani; Tra le Mosche, Roberto Bolano), una parte che non ha bisogno del grande schiamazzo, di agitare le mani. Chiedevo, forse, a chiunque l’avrebbe letto, di rispettare lo spazio. Uno spazio grande, infinito, pieno di sgomento. Lo spazio bianco della pagina. In primis a me stesso. Me lo sono giurato, di rispettarlo. Che non avrei scritto solo perché ne avevo la possibilità, che non avrei parlato per riempire uno spazio, (gli spazi non ne hanno bisogno, spesso sono già pieni e la mancanza è solo parola figlia d’uno sguardo sufficiente, uno sguardo che in fondo osserva solo sé stesso); e se lo avessi fatto, allora sarebbe stato per dire qualcosa in cui credevo veramente, qualcosa che non solo avrebbe fatto bene a me ma che avrebbe fatto bene a te, o a un me bambino, un me adolescente, che dopo avermi letto e mi avrebbe detto grazie sinceramente.

L’articolo 0.00 parlava di molte altre cose, era una rassegna del tutto che mi era stato chiesto, il frutto del furore. E nel suo vuoto ha fatto il suo lavoro, (e qui devo insistere perché se non fai abbastanza occhiolini quelli seduti in fondo mica se ne accorgono).

Immaginate che questo editoriale continui con una rassegna di scrittori, una rassegna di modi di usare la scrittura dove l’assenza è fondamentale, il non detto, la tecnica; immaginate qualche frase con luce e colori: così, alla fine, siamo tutti contenti della solita forma, non ci si scompone più di tanto, e possiamo continuare ad alzare le mani, a fare baccano, a scrivere, a riempire gli spazi, maltrattare le pagine.

Il tema del mese è il Silenzio. È stato scelto con una certa fretta, (una fretta per niente ansiosa, una fretta buona, una fretta che somiglia a quella degli amanti quando si va al sodo), quando siamo venuti a sapere come tutti dall’editore Scribner che questo mese sarà pubblicato il prossimo libro di Don De Lillo, che si chiamerà, per l’appunto, The Silence. E le nostre rubriche ne hanno approfittato.

Ci saranno tante sorprese, tante novità, nei prossimi mesi. Non lo dico per dire.

Godetevi il viaggio.

Filippo Ferraresi – Direttore Editoriale

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