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Loop

Si riparte.
Godetevi il viaggio.
Benvenuti nel Loop.

“Quando l’ombra del telaio si disegnò sulle tendine era tra le sette e le otto del
mattino, e fui di nuovo dentro al tempo sentendo il ticchettio dell’orologio.”

Queste sono le prime parole del secondo capitolo de l’Urlo e il Furore, di William Faulkner. Devo aver letto queste parole centinaia di volte alla ricerca qualcosa, sfiorandole con le dita come se potessi sentire ciò che sta sotto la pelle della letteratura.

Ma cos’è questa ripetizione? Ho un amico che legge quattro o cinque libri ciclicamente: giura che ogni volta è come leggere un libro diverso, giura di trovare cose nuove, angolazioni che non poteva sospettare soltanto qualche mese prima, pagine intere che nel corso degli anni non aveva mai visto, frasi in più, parole, virgole in grado di cambiare la percezione di ogni cosa vista prima e dopo.

Ma cos’è questa ripetizione? Il senso dell’amuleto, il vibrare sottile di una sola storia
tra tendini e vene, il bisogno, la paura, il restare, tornare.

Penso alle storie di famiglia che sconfiggono il tempo, raccontate ogni volta allo stesso modo al pranzo della domenica, storie sentite mille volte ma che si trasformano nella lotta carnale del susseguirsi delle generazioni, scivolano sulle lingue, si fanno altre su altre labbra e colore di occhi e orecchie che ascoltano; si fanno altre ma vive.

Cos’è questa ripetizione? Penso al nuotare in un ricordo: dentro la luce dei lampioni in una strada deserta i passi si susseguono come tutte le altre volte: nelle orecchie della ragazza c’è la stessa
musica da quando è uscita di casa (la fa ripartire con un tocco di dita pochi secondi prima della fine), e non riesce a muoversi dalla domanda, dalle domande. Perché percorrere il ricordo ancora e ancora alla ricerca di un significato, di una parola perduta, il segno di un amore, il segno di un errore, il riaffondare nella ferita, custodire come gemma il dolore della pelle scorticata.

Cos’è questa ripetizione? A volte non è altro che qualcosa da sconfiggere, una debolezza o un’inerzia, a volte è la sigaretta di Zeno, uno specchio. A volte il labirinto non ha semplicemente uscita. Penso al limare della scultura, al limare della scrittura, alla ricerca della parola, all’ennesimo
sforzo del corridore, la pulizia del gesto, il restauro dell’arte.

Questa volta le nostre rubriche hanno provato a entrare all’interno dell’enigma, all’interno del gioco del ripetuto. Hanno provato a spiegarlo, a indagarlo in tutte le sue declinazioni, con la solita libertà.

A fine mese avremo anche modo di vedere la seconda pubblicazione di 9 Racconti, stavolta trattare il tema dell’eterno ritorno.

Una novità: ci sarà una nuova rubrica. Non posso dirvi molto se non che tratterà di libri, ovviamente sempre secondo il nostro stile. Insomma, godetevi la sorpresa.

Proveremo ad addentrarci nel tema del Loop e a uscirne con qualcosa. Proveremo a spezzarne lo schema. Proveremo a scoprire le regole del labirinto.

Si riparte.
Godetevi il viaggio.
Benvenuti nel Loop.

“Quando l’ombra del telaio si disegnò sulle tendine era tra le sette e le otto del mattino, e fui di nuovo dentro al tempo, sentendo il ticchettio dell’orologio…”

Filippo Ferraresi – Direttore Editoriale

Gli editoriali precedenti

Eccoci.
Un respiro.
Si riparte.

È stata una fiamma che s’accende, una piccola euforia. L’esplosione del rosso e del nero, l’ombra che s’allunga, gli occhi che brillano. A dirla tutta non si potrebbe non definire un piccolo miracolo. La scoperta del fuoco non dev’essere stata così diversa: nella foresta, i rimasugli del fulmine che dilania il corpo della quercia in tutta la sua lunghezza, il crepitio del legno ancora vivo, il fumo, lo sguardo spalancato di un uomo o una donna, la mano che s’allunga su un ramoscello illuminato, la sua caduta accidentale nel ciuffo d’erba secca, oh, la paura, poi, l’intuizione.

Così eccoci qui, di nuovo. Ma il miracolo va ripetuto, questo si sa.
Quindi un bel respiro.
Si riparte.

Il tema di questo mese è La Lentezza.

La scelta d’indagare un tema del genere, per quanto potrebbe tornare utile tenere la faccia da duri, è avvenuta per un semplice scherzo. Arrivavamo tutti in ritardo per le riunioni in video call e qualcuno(a) a un certo punto l’ha buttata lì: ma perché non facciamo il prossimo tema sulla lentezza, eh? Ovviamente l’idea ha riscosso un enorme successo, che poi abbiamo dovuto spiegare a quelli che non si erano ancora connessi.

La lentezza in realtà è scesa nella vita di chiunque in maniera invitabile. Una lentezza forzata, totale, prossima alla paralisi. Ci siamo ritrovati tutti a dover fare i conti col respiro della propria casa, coi tempi delle persone che ci sono più vicine e hanno condiviso con noi lo spazio; ci siamo ritrovati a riscoprire i propri ritmi personali, a reinventarci dentro questo tempo, a rinviare la sensazione che ci davano quegli incontri, le risate sul pavimento di un amico nel pieno della notte, ci siamo ritrovati a rinviare sguardi, entusiasmi, caffè, baci sulla fronte. Agganciati a un passo che le società occidentali non erano preparate a ballare. La trasformazione è stata evidente, e tutti a un certo punto si sono chiesti cosa sarebbe rimasto e cosa no.

Ma la lentezza va anche oltre a tutto questo: è una parte integrante della vita di chiunque di noi, una parte integrante della creatività, dell’equilibrio, dell’ascolto. Le nostre sezioni (Osservatorio, Spazio 18mm, Judith, Inattuale) hanno indagato La Lentezza in totale libertà, interpretandola senza alcun vincolo. Alcune cose, però, saranno diverse. Gli articoli di COYE da questo mese non compariranno tutti insieme ma cominceranno un proprio percorso personale. Ognuna delle rubriche avrà le proprie cadenze mensili, che rimarranno stabili salvo eccezioni. Non vi anticipo nulla, sarà una scoperta lenta, passo dopo passo, fino all’ultimo giorno del mese.

Diamo il benvenuto a una nuova sezione, che in maniera provvisoria chiamerò La Zona. Ci siamo presi la libertà d’indagare, scrivere, ed esprimere opinioni anche aldilà dei vincoli delle rubriche che già avevamo, e così è nato uno spazio totalmente libero, anarchico, guidato solamente dal bisogno di dire, affermare, porre domande. I contenuti della Zona saranno quindi totalmente imprevedibili, si muoveranno in base a quei nostri desideri e bisogni che non troverebbero spazio all’interno di figure, leggi, poligoni.

Per quanto riguarda 9 Racconti la nostra prima selezione di racconti è andata bene, e ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato alla call sull’OUTSIDER. Ma vogliamo sempre migliorare, quindi ci sarà una piccola rivoluzione per tutta la sezione. Presto uscirà la nuova call e lì troverete tutti i dettagli di questa trasformazione.

Insomma, eccoci qui.
La fiamma è ancora accesa.
Siamo solo all’inizio.

Un bel respiro.

Filippo Ferraresi – Direttore Editoriale

Insomma, si comincia. Un’idea, all’inizio, non è più pesante dell’ondeggiare di una piuma nel vento tiepido d’aprile. A volte quell’ondeggiare quieto si posa in luoghi dall’equilibrio instabile, mettendo in moto il cambiamento, a volte cade nel vuoto. Ma prima che quell’idea venga al mondo occorre sempre una certa capacità di sognare in grande, e di abilità plastica, manuale, un lavoro di dita palmi e argilla. Dopo mesi di preparazione, di duro lavoro, di scambi d’idee, il primo ciclo di articoli di COYE è pronto. È cominciato tutto con una festa, nel mezzo di dicembre, un sacco di luci che scivolavano sui volti, e già cominciava a muoversi anche se ancora non lo vedevamo. Poi è arrivato fino a noi e si è nutrito dei nostri desideri, delle nostre battaglie personali, della nostra passione per le parole, l’arte, delle storie che amiamo e che ci sussurriamo nel buio prima di salutarci sulle porte di casa, la complessità del reale, i sentimenti d’ingiustizia, la nostra voglia di rimettere in discussione, cercare. E così, mesi dopo, abbiamo capito quello che volevamo fare, ciò che ci muoveva veramente. Abbiamo posto le fondamenta di COYE, e da oggi muove i suoi primi passi. Da quel momento abbiamo messo in discussione canoni, ci siamo posti domande, abbiamo cercato di portare luce su quelle figure presenti nel mondo del libro e dell’arte che stanno ai margini, cercando di capire come sarà fatto l’autore del domani, un autore formato nell’epoca di un mondo connesso, sempre più mobile, digitale, e, paradossalmente, ora calato in un periodo storico immobile, paralizzato, ma totalmente imprevedibile. COYE è l’unione di tante menti diverse. È unione di inclinazioni, intuiti, modi di muoversi nel mondo, diversi. COYE è uno spazio grande. Ovunque allunghi lo sguardo è pieno di cose e contraddizioni, di persone agli opposti e complementari, di interessi disparati, piccoli tesori, ossessioni, conflitti, risate. Ma alla fine insieme uniamo la tradizione con la voglia di dire la nostra, di ribaltare tutto, di cercare un senso nuovo nelle cose. Il tema di questo mese è l’OUTSIDER. L’outsider è la figura che sta ai margini, quello fuori dal coro, che non è accettato da un ambiente o che se ne tira fuori per primo. Lo abbiamo scelto come primo tema perché è vicinissimo a noi, alla nostra tendenza a riconsiderare i confini della mappa, e un po’ è il punto da cui guardiamo le cose, la figura che ci accomuna. Rappresenta una sorta di libertà dal discorso mainstream, di figura dedita al proprio lavoro nonostante tutto gli remi contro, di purezza e dannazione, di diversità. Outsider è Judith che rivendica il proprio ruolo e quello di tutte le donne nella storia della letteratura (e non); lo sono ognuno a modo loro gli artisti e lo sguardo sulla creazione dello Spazio 18mm; l’occhio del nostro Osservatorio posto sulle sfumature del mondo editoriale; e i libri incandescenti sottratti dalla polvere da Inattuale. Le nostre rubriche sono outsiders sin dall’inizio, abbiamo deciso cominciare con dare centralità al discorso sulla figura dell’outsider, alla sua capacità di innovare, sperimentare, aprire porte, cercare là dove altri ancora non guardano. Insomma abbiamo deciso di cominciare da qui perché è una parte fondamentale di noi, come singoli e come redazione, e perché identifica perfettamente il nostro sguardo sulle cose. In questo primo ciclo troverete le nostre rubriche vivere il tema a modo loro, senza restrizioni. Dalle riflessioni sul canone di Judith toccando anche la figura di Amelia Rosselli, alle osservazioni minuziose dello Spazio 18mm sul cuore della pratica dei mestieri dell’arte, dalle meditazioni sull’editoria in tempo di pandemia del nostro Osservatorio, fino alla lettura a lume di candela de Gli Interessi in Comune di Vanni Santoni sui tavoli di Inattuale. Per 9 Racconti ci sarà da aspettare ancora un po’, il pdf con i racconti inediti uscirà a fine mese, ma sarà una piccola perla. La nostra piuma è arrivata in un mese freddo, pioveva a dirotto, ma c’era qualcosa nell’aria simile al rumore delle pietre focaie che sfregano. E quel che ha mosso è arrivato fin qui. Questo è COYE. Diamoci dentro. Filippo Ferraresi – Direttore Editoriale