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Rivoluzione

Untitled Anthropometry, (ANT 84) 1960
© Yves Klein, ADAGP, Paris / DACS, London, 2016

Immaginiamo di iniziare con una frase retorica che lasci a bocca aperta. Continuiamo con un po’ di titubanze, dire e non dire, il lettore che si aggira attorno alle consonanti con le mani unite dietro alla schiena come con uno scavo archeologico. Una volta ottenuta un po’ di attenzione, diamogli il pane e il vino. Nel vino, non dimenticate di metter qualche goccia del vostro sangue – sempre utile. Non eccedere: genererà acidità di stomaco, e nel peggiore dei casi fenomeni di combustione.
Poi, passiamo al sodo.

È il momento di una bella citazione profonda ma non troppo chiara, ma assolutamente in tema. Il lettore avrà aggrottato le sopracciglia sentendosi più intelligente, sicuro. Ma l’autore bleffa sempre, o quasi sempre, e se non bleffa fidatevi di lui fino alla morte.

Ecco la lista dei consigli per l’umanità:

Seguite un gatto per un tempo indefinito. Se cucciolo meglio. E non fate versetti idioti.
Fissate il bacio di una coppia di giovani amanti.
Camminate al centro della strada.
Spiate alle finestre degli altri.
Non dite grazie se non lo sentite veramente, così come scusa e altro.
Imitate il vostro partner senza avvisarlo.

Di base non avevo nessuna voglia di fare questo editoriale. Quindi ve lo chiarisco subito. Questa è la seconda versione. Esiste una versione pippone dell’editoriale piena di citazioni molto belle di Simone Weil, Nieztche, Vargas Llosa e me stesso, in cui analizzo un sacco di cose e do opinioni sul cambiamento degli umani. Se volete quella versione alzate un ditino e scrivetelo nei commenti che, nel caso, ve lo posto. Esiste anche un’altra versione audiovisiva dove con un bicchiere di vino in mano parlo delle stesse cose di cui ho parlato qui, solo che non ci sono tagli, ho un eloquio segmentato, la mia voce danza qua e là beccando raramente dei punti davvero interessanti, e il tutto ha dalle finalità decisamente erotiche. Anche in quel caso su’ il ditino.

Per fare questi editoriali mi è venuto il mal di testa e ci ho messo diverse ore. Ho passato la giornata chiuso in casa e ho la sensazione di aver vissuto una notte infinita. Io di parlare della Rivoluzione voglia non ne ho. Vi potrei spiegare perché ma sarebbe una lista di citazioni infinite dal sapore autoreferenziale.

Consigli per l’umanità: leggete solo gli articoli pieni di passione, con un fondo sincero. Imparate a fiutarli dagli incipit, o lanciate uno sguardo al centro, dove le frasi sono meno estetiche e più interessanti. Vi conviene.

Spero quindi che stiate leggendo questo editoriale in qualche bel posto soleggiato, possibilmente soli – ché fa sempre bene stare un po’ con sé stessi. Se lo state leggendo di sera ecco i miei consigli per l’umanità: domani fatevi un favore: uscite presto la mattina e prendete più sole che potete. Cosa fondamentale: pensatemi. Mi aiuterà a sentirmi meno solo nell’universo e aiuterà anche voi, (qui tirerei fuori Platone e via) che pensare a uno sconosciuto in un altro luogo del mondo è sempre un esercizio di vastità e fa bene ai ventricoli, e inoltre non vi ho convinto di avere particolari poteri, quindi mi sembra una cosa più onesta di qualsiasi religione.
Se qualcuno si sente offeso dall’ultima affermazione con una certa calma lo può scrivere nei commenti, senza insultare, basta che mettiate “offeso” e un numero affianco, così vi contiamo per bene, e alla fine mi scuserò. È che Giada, dei social media, mi ha fatto discorsi su algoritmi vari e vuole più commenti (questa conversazione con Giada è frutto del mio ingegno e non è mai avvenuta).

Per farmi fare questo editoriale ci sono volute diverse cose messe insieme: una doccia lunghissima, la pressione del vicedirettore editoriale, il silenzio significativo di quelli della redazione che avrebbero voce in capitolo, e le varie sofferenze della vita. La lista è in ordine di importanza, ovviamente.

Ecco. Siamo al punto in cui si fa una brusca frenata. Parole che ballano qua e là. Sciate eleganti. Colpi di tacco e flamenco. Gorgoglii nella lava grigia frastagliata da colate di mercurio. Il rumore di un cuoricino in una schiena. L’odore sconosciuto del tuo alito dopo un bacio infinito. Contare sommessamente la quantità di gioia sui nei di un corpo.
Una bugia detta per amore svelata nel buio, quasi piangendo. Importante: mettere dei contrasti. Sbattere sui denti durante i baci. Ti hanno fatto un regalo che odi. Il cambiare delle cose nel tempo. Odi tuo figlio anche se lo ami. Mescolare le liste. Dire un po’ di più la verità, prendersi di più sul serio.

Io però una citazione la metto:

Amici, io vi consiglio non l’amore del prossimo: io vi consiglio l’amore del remoto.
Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Filippo Ferraresi – Direttore Editoriale

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