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Figure III

Il rapporto fra critica e letteratura ha dato vita ad ampi discorsi (monografie, convegni, atti) che noi, sinceramente, vorremmo evitare di nutrire con nuove, vuote parole. Questo spazio nasce da una convinzione diversa, ma non per questo soltanto negativa: che non si debba parlare della letteratura. Ma che si debba parlare la, letteratura.
Da questa ambizione, per l’appunto, muoveranno le nostre domande, rivolte agli autori di testi che ci hanno colpito: testi nuovi, testi che vivono poco, testi che, tuttavia, non sono ancora stanchi di parlare del nostro mondo e del nostro tempo.

Il nome della rubrica si deve all’opera di Gerard Genette, che, negli anni ‘70 del Novecento, mostrò nuovi modi per leggere e, appunto, parlare la letteratura. Ciò che in Genette era la divisione in tre livelli del racconto (il tempo, la voce e il modo), in questa rubrica diventa una questione di prospettive: 3 domande sui personaggi, 3 domande sulle vicende, 3 domande sulla lingua.
Nella speranza che questa nuova forma di commento possa fare ciò che la critica, spesso, dimentica: ragionare, scrutare e indicare alla letteratura il suo limite, nella costante necessità di prenderne coscienza. Per (o forse, per non) superarlo.

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