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Scala al Paradiso

una rubrica di Bruno Fornara

FUGGIRE DA, VERSO, COME, PERCHÈ

Fuggire. Scappare. Cercare. Vagabondare. Evadere. Svignarsela. Sgattaiolare. Perdersi? Salvarsi? A cercare film sul fuggire non ci si salva. Ci si perde: perché con la parola fuga nel titolo si trovano decine di film.
La fuga più fatta e rifatta, riuscita o fallita, è l’evasione. Suggerisco un modo di vedere La fuga (Dark Passage, 1947) di Delmer Daves. Non dovete sapere nulla del film, cercate un assistente che mette il dvd, occhi chiusi, riapriteli quando vi avvisa che i titoli sono finiti. Chi è l’attore che interpreta l’evaso fuggito dalla prigione di San Quentin? Ci vuole parecchio prima di vederlo in faccia: al minuto 64. Prima, vediamo quello che vede l’evaso, non il suo volto. Dicono che la prima parte sia tutta in soggettiva. No, ci sono anche inquadrature oggettive: importante è, però, che non riconosciamo l’attore. Film inverosimile e attraente.

Fuga da Alcatraz di Don Siegel (1979) è asciutto e deciso, con figure tipiche da film carcerario, protagonista Clint Eastwood. Si rifà alla storia dell’unica evasione riuscita da Alcatraz. Frank Morris, John e Clarence Anglin, fuggiti l’11 giugno 1962, non furono mai ritrovati: annegarono nel mare davanti a San Francisco? raggiunsero la terraferma? In Un mondo perfetto (1993) è Eastwood a seguire l’evaso Butch, Kevin Costner, verso l’irraggiungibile Alaska, con un bambino in ostaggio. Film amarissimo, fuga contro il destino, via da un’America di padri crudeli.
Film ascetico e purissimo è Un condannato a morte è fuggito di Robert Bresson (1956). Un giovane partigiano in cella nella Francia del 1943, un cucchiaio, un fil di ferro, le lenzuola, un gancio, le mani, Mozart, la fiducia nella vita, la grazia e “il vento che soffia dove vuole”. Vento che è pneuma aria respiro libertà. Prima guerra mondiale. La grande illusione (1937) di Jean Renoir. Militari francesi prigionieri in una fortezza tedesca con il capitano Erich von Stroheim che segue cavalleresche regole di rispetto tra nemici. Jean Gabin con un compagno tenta la fuga. La fine dell’aristocrazia e del senso dell’onore. Un futuro dove la solidarietà, la lealtà e l’amore possano cambiare la storia. Tra i più bei film di guerra e di pace. Marguerite e la Marseillaise…

Un grande film italiano poco conosciuto, dai toni espressionisti: Fuga in Francia (1948) di Mario Soldati. Finita la guerra, un gerarca fascista scappa e si ritrova con un gruppo di operai che vanno in cerca di lavoro. Sceneggiatura di Ennio Flaiano, Mario Bonfantini, Emilio Cecchi, Cesare Pavese. Attori Folco Lulli, il regista Pietro Germi e Soldati solo di spalle.
La fuga come pursuit of happiness. Una splendida commedia con un’ereditiera capricciosa, la frizzante Claudette Colbert che fugge dal padre e deve imparare tutto della vita. Le fa da guida e maestro un giornalista licenziato, l’impareggiabile Clark Gable (senza canottiera!). Vanno in pullman da Miami a New York. Ovvio che si innamorino. Accadde una notte (1934) del rooseveltiano Frank Capra è “una storia semplice per gente semplice” nell’America della Depressione. E noi non dimentichiamo più “le mura di Gerico”, la canzone su the man on the flying trapeze cantata in coro, la lezione (di lui) sull’art of dunking per inzuppare una ciambella (senza sbriciolarla!) e l’altra lezione (di lei) su come fare l’autostop. Fuga finale della runaway bride!
Altro tipo di fuga. La toccata e fuga in re minore BWV 565 di Johann Sebastian Bach si ascolta all’inizio di Fantasia (1940) di Walt Disney e all’inizio di Rollerball (1975) di Norman Jewison. C’è anche una fuga come scomparsa improvvisa, alle isole Eolie in L’avventura (1960) di Michelangelo Antonioni. Saporita ciliegina sulla torta la fuga tra thriller e umorismo nel Club dei trentanove (1935) dell’inglese Alfred Hitchcock, al suo meglio. Film d’evasione: stavolta nel senso di un fantasioso, sorridente e magistrale divertissement.